Assaggi musicoletterari - nr. 2 Sisters of Mercy "Alice"

24.06.2013 15:50

La Luna era già spuntata nel freddo cielo di metà Febbraio, quando Rain e Ilie fecero nuovamente il loro ingresso al Clone Zone e la musica alternative passata da un DJ apparentemente poco esperto riempiva la pista del disco pub. I due ragazzi si guardarono intorno e si sentirono un po’ come due pesci fuor d’acqua. Una massa di gente era accalcata al centro del locale in maniera talmente fitta da rendere difficoltoso anche il più semplice movimento. A un brano dark ne succedeva uno rock, poi si passava al grunge per scadere, infine, nel commerciale.

Bevvero un drink, sorseggiandolo affacciati alla ringhiera del piano superiore mentre osservavano in silenzio la pista gremita. Rain si chiese dove fossero Tesla e William quella notte, ma non diede voce alla sua curiosità anche perché non le dispiaceva trovarsi da sola con Ilie nel posto in cui si erano dati il loro primo bacio. Adesso, poi, che anche i problemi con la Consorteria erano stati risolti era libera di godersi la compagnia della sua nuova conquista.

Colto forse da un momento di particolare ispirazione il DJ pensò bene di passare un brano dei Sister of Mercy; si trattava di “Alice”, una pietra miliare della discografia post punk. Rain e Ilie si guardarono stupiti e iniziarono all’unisono una danza estremamente coreografica, tipica dei dark stylers, fatta di passi eleganti che mimavano degli inchini seguiti da ancheggiamenti sensuali e ciondolanti. Le ultime note del brano li sorpresero avvinghiati l’un l’altra laddove il ballo si era trasformato in un abbraccio languido, avido di maggiore intimità.

«Che ci facciamo ancora qui?» chiese Ilie stringendo saldamente il corpo della compagna contro il suo.

«Me lo stavo chiedendo anch’io!» rispose lei. «Che ne pensi se andassimo a “ballare” in un luogo più appartato?» propose.

«Dico che sono d’accordo» rispose Ilie senza farselo ripetere due volte. La prese per mano e la condusse fino all’uscita del locale, tragitto lungo il quale Rain venne bloccata da una figura familiare che aveva deciso di salutarla a tutti i costi ignorando il fatto che lei non fosse sola.

«Claudio!» esclamò la donna con molta sorpresa.

Lui odiava quel genere di posti e Rain era sicura che la sua presenza lì fosse dovuta a un estremo bisogno di vederla. Notò che aveva sciolto la chioma nera che di solito teneva sempre raccolta in una coda, lasciando che i lunghi riccioli cadessero liberi sulle sue ampie spalle da culturista. Ogni volta che Rain gli chiedeva di sciogliersi i capelli li rifiutava categoricamente, per cui questo le faceva pensare che fosse seriamente intenzionato a sedurla.

«Sono venuto a bere una cosa» mentì lui sollevando la brocca di birra scura affinché lei potesse vederla.

Ilie si era già allontanato da loro facendo cenno a Rain che l’avrebbe aspettata fuori. Non poté fare a meno di chiedersi chi fosse quell’uomo così giovane e dall’aspetto piuttosto attraente; allo stesso modo, però, era cosciente del fatto che in fondo lui non poteva vantare alcun diritto su di lei né, tanto meno, poteva detenere il controllo della sua vita. E la cosa chiaramente lo infastidiva.

«Sono felice di vederti in compagnia di un tuo simile» le disse Claudio con tono sardonico.

«Sai che non ti è concesso parlarmi in questo modo!» fece lei utilizzando un tono piuttosto brusco; non per ferirlo bensì per proteggerlo da se stessa.

«Certo Madonna Rebecca, il cibo non parla. Questo lo so anch’io.»

«Non fare così» proseguì lei addolcendo leggermente il tono della voce. «Adesso le cose sono cambiate, te lo avevo detto no? Questa storia è durata troppo e non va bene.»

«Perché poi il vitello si affeziona all’allevatore, vero?»

Ilie camminava avanti e indietro davanti alla porta a vetri del locale, guardando continuamente in direzione di Rain e del suo interlocutore. Era visibilmente infastidito dalla presenza di quello sconosciuto, anche se l’orgoglio gli imponeva di mantenere un freddo atteggiamento di apparente calma. Dal canto suo Rain non sapeva come uscire da quella situazione che, ne era sicura, avrebbe finito per degenerare in una lite; e una scenata di quel genere era potenzialmente pericolosa. La rabbia, mischiata a qualche birra di troppo, avrebbe potuto indurre Claudio a dire cose che dovevano esser taciute.

«Conoscevi le regole sin dall’inizio» gli ricordò lei e, nel farlo, avvicinò le sue labbra all’orecchio di lui, così che nessun altro potesse sentire. «E sai benissimo cosa succede a chi non le rispetta.»

«Me ne infischio delle vostre leggi da padroni del mondo!» disse lui fra i denti, trattenendosi fortemente per non urlare. «Io ti ho dato il mio sangue, cazzo! Questo non conta niente per te?» Il suo sguardo, dapprima velato da una patina di tristezza, era adesso ostile tanto che Rain difficilmente riuscì a sostenerlo; le si scagliava contro come con la violenza del mare in tempesta che si abbatteva sulle rocce della scogliera. Volse un’occhiata verso Ilie a lanciarli una silenziosa ma chiara invocazione d’aiuto, poi proseguì col tentativo di scoraggiare l’ira di Claudio. «Sei stato abbondantemente pagato, esattamente com’era stato concordato» puntualizzò con la tipica freddezza di chi sta semplicemente chiudendo un accordo d’affari. «Quindi adesso smettila o mi costringerai a riferire tutto agli Anziani.» Claudio stava per replicare a quella minaccia, ribadendole che se ne infischiava altamente degli Anziani, quando Ilie li raggiunse e s’intromise con finta discrezione nella loro discussione. «Scusate ragazzi ma… Rain, gli altri sono fuori che ci aspettano…» disse prendendo la ragazza per mano. Rain cercò di non dare a vedere il senso di soddisfazione che nutriva verso il suo salvatore ma, dall’espressione che si dipinse sul volto di Claudio, capì che di non essere riuscita a recitare bene come si era proposta di fare. «Addio Claudio» gli disse in quello che sembrava più un ordine che un saluto; e scomparve tra la folla al seguito di Ilie, senza guardarsi indietro. «Tipi del genere possono compromettere seriamente la vostra sicurezza» disse il vampiro quando furono in strada. «Dovreste tenere a bada certi vostri donatori.» Rain non rispose e quelle furono le uniche parole che Ilie pronunciò per commentare la scena alla quale aveva assistito. Certo, non si sarebbe aspettata una scenata di gelosia ma neanche quella totale indifferenza. L’essere anch’egli un vampiro non lo esimeva dal provare gelosia per una persona con la quale stava intrattenendo una relazione. I loro passi battevano sul lastricato echeggiando nel silenzio che si era plasmato fra loro a formare una barriera invisibile, e Rain ebbe la sensazione che quel discorso fosse ben lungi dall’esser concluso. Claudio rimase solo al bancone del Clone Zone con la sua brocca di media scura a tenergli compagnia, mentre l’amarezza andava pian piano smorzandosi per mischiarsi alla malinconia; i ricordi delle notti trascorse insieme alla sfuggente creatura che l’aveva rapito affollarono la sua mente e lui sapeva che non gli avrebbero dato tregua fino al momento in cui l’avrebbe rivista. L’uomo che amava la vampira pur sapendo che non avrebbe mai potuto averla, pur avendo la consapevolezza che quello era e sarebbe rimasto il suo più grande nonché irrealizzabile desiderio. E nel rendersene conto Claudio non trovò dentro di sé né meraviglia né paura: trovò solo una rabbia senza confini.

http://www.youtube.com/watch?v=-GwWra1sQgo

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